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Idee, consigli e storie per genitori di oggi

Telegram è l’app che i genitori conoscono meno e che i ragazzi usano di più. I gruppi possono contenere migliaia di persone, i canali non hanno limiti di iscritti, i messaggi si cancellano automaticamente e le conversazioni sono difficili da monitorare dall’esterno. Per un adolescente, questa combinazione di libertà e invisibilità è attraente. Per un genitore, può diventare una fonte di preoccupazione reale.

Il problema non è Telegram in sé: è che la piattaforma, per come è costruita, abbassa molte delle barriere che altri social mantengono. Capire come funziona, quali sono i rischi concreti e come aprire una conversazione utile con i propri figli è il punto da cui partire.

In breve

  • Telegram permette gruppi fino a 200.000 membri e canali senza limiti: l’accesso a contenuti inappropriati è più facile che su altri social.
  • I rischi principali sono l’esposizione a contenuti violenti o sessualizzati, il contatto con adulti malintenzionati e la partecipazione a gruppi con dinamiche tossiche.
  • La funzione “persone vicine” e i link di invito pubblici rendono semplice entrare in contatto con sconosciuti.
  • Il dialogo aperto e continuativo è più efficace di qualsiasi blocco tecnico.
  • Esistono impostazioni di privacy specifiche che i ragazzi possono attivare per ridurre i rischi di contatto indesiderato.

Perché Telegram è diverso dagli altri social

Instagram, TikTok e Snapchat hanno sistemi di moderazione più presenti, anche se imperfetti. Telegram ha una struttura diversa: è nato come strumento di comunicazione privata e cifrata, e la moderazione dei contenuti nei gruppi e nei canali è quasi assente. Chiunque può creare un gruppo, invitare altri utenti tramite link e condividere qualsiasi tipo di file, inclusi video, immagini e documenti, senza che la piattaforma intervenga sistematicamente.

Per gli adolescenti che cercano spazi fuori dalla supervisione degli adulti, questo è esattamente il tipo di ambiente che cercano. Il punto è che insieme ai gruppi innocui, dove si parla di videogiochi, musica o serie tv, esistono gruppi che diffondono contenuti violenti, sessualizzati, o legati a ideologie estreme, spesso senza nessun filtro di età.

I rischi concreti per i minori

  • Il rischio più diffuso è l’esposizione passiva: un ragazzo entra in un gruppo per seguire una community legata a un interesse, e si ritrova a ricevere materiale che non aveva cercato. I gruppi grandi sono spesso caotici e la moderazione è affidata agli amministratori, che possono essere altri adolescenti o adulti con intenzioni poco chiare.
  • Un secondo rischio riguarda il contatto diretto con sconosciuti. Telegram permette di scrivere in privato a chiunque partecipi a un gruppo pubblico, anche se non si è in rubrica. Questa funzione, utile in contesti professionali, apre una porta che i ragazzi non sempre sanno riconoscere come rischiosa. Le tecniche di adescamento online partono spesso da contesti apparentemente normali: un gruppo su un videogioco, una discussione su un tema scolastico.
  • C’è poi il fenomeno dei gruppi con dinamiche di gruppo tossiche: community in cui si diffondono foto o video privati di coetanei, si organizzano azioni di bullismo coordinato o si condividono contenuti legati all’autolesionismo. Questi gruppi esistono, cambiano nome e link frequentemente per sfuggire alle segnalazioni, e sono difficili da individuare dall’esterno.

Secondo i dati del Telefono Azzurro, una quota crescente delle segnalazioni legate a adescamento online e condivisione di materiale inappropriato tra minori riguarda piattaforme di messaggistica come Telegram, dove la tracciabilità è più bassa rispetto ai social tradizionali.

Le impostazioni di privacy che fanno la differenza

Telegram offre alcune impostazioni che riducono significativamente i rischi di contatto indesiderato. Pochi le conoscono, e ancora meno le attivano di default. Vale la pena mostrarle ai propri figli e configurarle insieme, senza imporle come un controllo ma spiegando perché servono.

Impostazioni da verificare con il ragazzo

  • Chi può scriverti: in Impostazioni > Privacy e sicurezza > Messaggi, si può limitare i messaggi privati ai soli contatti in rubrica.
  • Numero di telefono: va impostato su “Nessuno” per impedire che chiunque possa trovare l’account cercando il numero.
  • Foto del profilo: visibile solo ai contatti, non a tutti gli utenti della piattaforma.
  • Persone vicine: la funzione di geolocalizzazione va disattivata. Si trova in Impostazioni > Privacy e sicurezza > Posizione.
  • Ultimo accesso e stato online: impostati su “Nessuno” o “I miei contatti” per non dare informazioni sulle abitudini.

Come parlarne senza chiudere il dialogo

Vietare Telegram raramente funziona: gli adolescenti trovano il modo di usarlo comunque, ma smettono di parlarne in casa. L’obiettivo non è eliminare la piattaforma, ma costruire negli anni la capacità del ragazzo di riconoscere situazioni a rischio e di sapere a chi rivolgersi quando qualcosa lo mette a disagio.

Alcune domande possono aprire una conversazione reale senza trasformarla in un interrogatorio: in quali gruppi sei? Come ci sei entrato? Ci sono cose che ti hanno sorpreso o disturbato? Le risposte non saranno sempre complete, ma il fatto che il genitore chieda, senza giudicare subito, crea uno spazio in cui il ragazzo può tornare se ha bisogno.

È utile parlare anche di scenari specifici: cosa faresti se qualcuno che non conosci ti scrivesse in privato? Cosa faresti se in un gruppo vedessi qualcosa che ti fa stare male? Ragionare su situazioni ipotetiche aiuta i ragazzi a costruire una risposta prima che la situazione si presenti davvero.

Quando il problema è già presente

Alcuni segnali possono indicare che un ragazzo sta vivendo una situazione difficile legata all’uso di Telegram o di altre app di messaggistica: cambiamenti nel comportamento dopo l’uso del telefono, ritiro sociale, agitazione, rifiuto di mostrare lo schermo, sonno disturbato nelle ore notturne legate all’uso del dispositivo.

Se si sospetta che il ragazzo abbia ricevuto materiale inappropriato, sia stato contattato da adulti sconosciuti o stia partecipando a dinamiche lesive, il primo passo è mantenere la calma e creare le condizioni per un racconto. La reazione emotiva del genitore influenza direttamente la disponibilità del ragazzo a riferire quello che è successo. Nei casi di adescamento o di condivisione di materiale che coinvolge minori, la segnalazione alla polizia postale è lo strumento corretto: il sito ufficiale è commissariatodips.it.

Cosa dice la legge

In Italia, la tutela dei minori online è regolata da un insieme di norme che si applicano anche alle piattaforme di messaggistica. Il Codice penale punisce l’adescamento di minori online (art. 609-undecies), la produzione e diffusione di materiale pedopornografico (artt. 600-ter e 600-quater) e la violenza privata o molestia perpetrata attraverso mezzi digitali.

Il Regolamento europeo sulla protezione dei dati (GDPR) fissa a 16 anni l’età minima per il trattamento autonomo dei dati personali, anche se l’Italia ha abbassato questa soglia a 14 anni per i servizi della società dell’informazione. Telegram dichiara nei propri termini di servizio un limite minimo di 13 anni, ma non prevede sistemi di verifica dell’età realmente efficaci.

Dal 14 giugno 2024 è in vigore la legge 17 maggio 2024, n. 70, che introduce disposizioni e delega al Governo in materia di prevenzione e contrasto del bullismo e del cyberbullismo, che prevede percorsi obbligatori di alfabetizzazione digitale e di educazione ai rischi online, con particolare attenzione alla fascia delle scuole medie e superiori. Questa normativa coinvolge anche i genitori, che possono richiedere alle scuole informazioni sui programmi attivati.

In caso di reato accertato o sospettato, la segnalazione va presentata alla polizia postale tramite il portale commissariatodips.it oppure recandosi fisicamente presso uno degli sportelli presenti sul territorio. Il Telefono Azzurro (19696) offre invece supporto psicologico e orientamento anche ai genitori che si trovano in situazioni di incertezza.

Domande frequenti

A che età i ragazzi iniziano a usare Telegram?

L’età media di primo utilizzo si è abbassata negli ultimi anni: molti ragazzi iniziano a usare Telegram tra i 12 e i 13 anni, spesso su invito di amici o per seguire gruppi legati a interessi scolastici o ludici. Per gli utenti nell’Unione europea, Telegram indica nei propri termini di servizio un’età minima di 18 anni. Sul piano della protezione dei dati, in Italia il consenso digitale ai servizi della società dell’informazione è fissato a 14 anni, ma non esistono controlli reali sull’età degli utenti.

È possibile controllare i messaggi di un figlio su Telegram?

Telegram utilizza la crittografia end-to-end nelle chat segrete, il che rende tecnicamente impossibile l’accesso ai messaggi da parte di terzi, inclusi i genitori. Per le chat normali, la crittografia è applicata tra il dispositivo e i server della piattaforma. Esistono app di parental control che possono limitare il tempo di utilizzo o bloccare l’accesso all’app, ma non consentono di leggere i messaggi. L’approccio più efficace rimane il dialogo diretto e la creazione di un clima in cui il ragazzo si senta libero di raccontare.

Mio figlio ha ricevuto immagini inappropriate su Telegram: cosa faccio?

Il primo passo è non cancellare nulla: le prove digitali sono utili in caso di denuncia. È opportuno fare degli screenshot con data e ora visibili, poi segnalare il contenuto direttamente su Telegram (tasto lungo sul messaggio > Segnala) e presentare una denuncia alla polizia postale tramite commissariatodips.it. Se il ragazzo è visibilmente turbato, contattare il Telefono Azzurro al 19696 può aiutare anche il genitore a capire come comportarsi nelle ore successive.

I gruppi Telegram sono tutti pericolosi?

La maggior parte dei gruppi che frequentano gli adolescenti è del tutto innocua: si tratta di spazi dedicati a videogiochi, anime, musica, sport o compiti scolastici. Il rischio non è nella piattaforma in sé, ma nella combinazione tra assenza di moderazione, facilità di accesso e scarsa consapevolezza dei ragazzi. La differenza la fa la capacità del ragazzo di riconoscere situazioni anomale e la disponibilità di un adulto di riferimento a cui parlare.

Esistono alternative più sicure a Telegram per gli adolescenti?

Dipende dall’uso. Per la comunicazione con amici e familiari, WhatsApp e iMessage offrono un ambiente più controllato e meno esposto a contatti sconosciuti. Per le community tematiche, alcune piattaforme come Discord hanno strumenti di moderazione più sviluppati, anche se presentano rischi analoghi in assenza di supervisione. Il punto non è tanto la piattaforma, quanto il livello di consapevolezza con cui il ragazzo la usa.

Proteggere un adolescente online richiede meno controllo tecnico e più presenza nella sua vita digitale: sapere cosa usa, con chi parla in generale, cosa lo diverte e cosa lo preoccupa. Telegram è uno strumento, e come tutti gli strumenti dipende da chi lo usa e in quale contesto. Il lavoro dei genitori è aiutare i ragazzi a costruire quel contesto.

Fonti

Telegram

Foto generata con AI